agenda di quattro anni fa, tanto va bene per sempre se non usi mai il giorno giusto.

Mi piace organizzare le cose. Cioè, mi piacerebbe.

Hai presente quelle donne tutte perfette, con tutto in sincronia, casa ok, figli ok, animali domestici ok. No, io no. La casa un delirio, entri e scavalchi, mentre il gatto ti passa tra i piedi e scivoli in mezzo alle scarpe da ginnastica che tuo figlio ha mollato in giro, insieme a quelle che ha mollato in giro anche qualcun altro, che tuo figlio non è, ma tanto è uguale, come si dice, dio li fa e poi li accoppia, solo che le sue scarpe sono generalmente di rosa colorate e arricchite di pelo, e mentre scivoli arriva la gatta che ti fa fffrrr, e tu mica ti puoi incazzare con lei, in fondo è tanto bellina.

Oppure quelle donne con i capelli sempre a posto e la borsa ordinata.

E anche qui caschiamo male. I capelli stanno ad minchiam, giusto quel out of bed che si può spacciare per una roba ricercata, che anche se non si sa dov’è un pettine o una spazzola non importa, perché non se ne sente affatto la mancanza, mica ci si pettina, la mattina. Sicuramente non è nella borsa, che non contiene mai cose da donna, niente rossetti o mascara, o pettini appunto, solo: agenda di quattro anni fa, tanto va bene per sempre se non usi mai il giorno giusto, portafoglio sempre senza soldi, ma gonfio come una mongolfiera per il mezzo chilo di scontrini che si buttano via dopo sei mesi, ma anche con tutte le tessere fedeltà, che poi non sono mica così fedele, oddio, anche se frequento e rifrequento un negozio la tessera non mi ricordo mai di averla, chiavi della macchina, magari due mazzi, non si sa mai, che se mi ciulano la borsa sono panata, chiavi di casa, due mazzi, chiavi del negozio, uno solo per carità, e un peso indefinito di monete di varia foggia sul fondo della sporta, in modo da poter ravanare dieci minuti ogni volta che qualcuno chiede c’hai mica dieci centesimi, ma certo!, aspetta un quarto d’ora, e il cellulare, sparso anch’esso, povero, con la meravigliosa suoneria personalizzata che sento solo dopo venti minuti e phil collins urla oramai senza fiato, però che pezzo meraviglioso firth of fifth, vale sempre la pena di sentirlo un po’ più a lungo, più tutta una serie infinita di pezzi di carta, appunti importantissimi, liste della spesa che non guardo, fazzoletti, occhiali rigati, custodia degli occhiali da vista, vuota, scatola di caramelle, vuota, e carte di caramelle, mica le butto per terra, eh.

Oppure le donne che hanno sempre l’abito giusto, l’abbinamento azzeccato, la scarpa della vita.

Io acchiappo dal mucchio delle cose da stirare i pantaloni che avevo deciso di mettere, dopo averli cercati per mezz’ora, dicendo una serie di parolacce che fanno rabbrividire anche gli ormai famosi gatti, e quando finalmente mi fulmina improvvisa la certezza di trovarli al fondo della biancheria che giace in attesa del ferro da stiro caccio l’urlo della leonessa, e fuori stirella e asse, cinque minuti e la mise è pronta, scarpe le prime che capitano, maglia x, tanto coi jeans va bene tutto e fuori, di corsa, perchè dovrei già essere altrove almeno da un quarto d’ora.

Oppure le donne che fanno la spesa regolarmente, supermercato una volta la settimana, quotidianamente il fresco, mercato frutta e verdura il sabato, frigo strapieno e pulito come una camera operatoria.

Il mio frigo fa l’eco, qualche volta la carota dimenticata fa capolino chiedendo a viva voce di diventare finalmente qualcosa di utile, di finire il suo tempo nel cassonetto dell’organico e diventare compost ufficialmente, il supermercato lo vedo si è no tre volte l’anno, mezz’ora di corsa, che lo odio e mi fa venire mal di testa, quindi lista dettagliata di sole cose utili e indispensabili, per poter fare una spesa decente se non mi dimenticassi la lista a casa, sul tavolo, dove la ritrovo triste e sola quando rientro, il mercato invece mi piacerebbe ma gli orari di una commerciante e quelli del mercato sono ampiamente incompatibili, chissà perchè non inventano i mercati serali, sai che delirio in viale buridani per quelli che ci abitano, o magari quello di porta palazzo, ma che cavolo, quando vai a cena in qualche posticino in via milano dove cazzo parcheggi?

Eppure nel nostro casino stiamo così bene. Decidiamo all’ultimo momento cosa mangiare, dove andare, di cosa parlare. Guardiamo poco la tivù, leggiamo libri, parliamo. Discutiamo e non litighiamo neanche più. Ci abbracciamo, e ci vogliamo bene. Ogni tanto mettiamo via le scarpe, stiriamo e mettiamo vagamente in ordine, facciamo una minima spesa quotidiana, sempre tutto fresco, cuciniamo insieme, facciamo carezze ai nostri gatti e parliamo dei pesci dei nostri acquari. Niente è mai organizzato, premeditato, costruito. Le scelte migliori sono quelle semplici, quelle idee che arrivano come un baleno e ti fanno decidere in un attimo che quella, sì, quella è proprio la cosa giusta. E va bene così.

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