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Ho stampato il biglietto. Bello pronto, lì che mi mangia e lascio trascorrere questi giorni nella sola attesa di mettere il mio culo tondo sul sedile di quell’aereo. Tre settimane con solo questo pensiero. Mica vero. I pensieri sono tanti, l’effeventiquattro dell’inps occupa uno spazio immenso, e magari è un po’ da irresponsabile prendersi ‘sta settimana di libertà proprio adesso. Libertà da tutto e da tutti. E meno male ci sono riuscita. Il culo sul sedile e via la testa.

Ogni tanto devo scappare e lì è il posto dove scappo meglio.

Perché mi piace passeggiare per la longway di Windsor, con le pozzanghere e i tratti di sabbie mobili, la melma che arriva al ginocchio e i piedi bagnati, da dover asciugare i jeans ma soprattutto gli anfibi col fon, che son l’unico paio di scarpe che ho, porca pupazza, mannaggia a Ryanair e al suo bagaglio a mano che non può essere più grande di una borsa per la spesa.

Perché la mattina mi piace bere il caffè liofilizzato in tazza grandissima, con l’acqua scaldata con la kettle,  anche se poi il mio retaggio italico mi porta inevitabilmente  a preparare la moka mezz’ora dopo.

Perché mi piace andare a fare la spesa a hounslow, sentire tutti quei profumi di spezie che non so neanche quali siano, e gustarmi il casino di gente, e quei negozi di frutta e verdura e il pescivendolo.

Perché mi piace cucinare col maglia, che è sempre un ospite meraviglioso, accendere il forno e provare qualche ricetta orientale, o greca, o spagnola, ma poi ci spariamo la pasta con le sarde e il nero d’avola e ci sentiamo proprio al posto giusto nel momento giusto.

Perché mi piace guardare in lingua originale pretty woman, anche se l’ho visto talmente tante volte che potrei doppiare sia lei che lui, ma anche il direttore dell’albergo e le  commesse stronze che non la servono perché lei è troppo zoccola per i loro gusti.

Perché mi piace uscire sapendo che mi aspetta una sorpresa, che stasera facciamo la tipical english dinner,  burger king,e la sorpresa mi sorprenderà  a bocca aperta, davanti al dominion theathe, dove campeggia sovrana la statua enorme di Freddy Mercury, e we will rock you sia.

Perché mi piace rientrare non prima di aver girovagato per Leicester  Square, dove tutti fanno quel che gli pare, e vestono come gli pare, e a nessuno gli frega di come son vestiti o svestiti gli altri,  infradito di novembre che a me il solo pensiero fa diventare blu le dita dei  piedi, e camicette svolazzanti e braccia nude, ora ovviamente, in agosto il pezzo forte può anche essere il cappotto, ma tanto non gliene frega niente a nessuno lo stesso.

Perché mi piace scoprire posti che non avevo ancora visitato, e girare per il  mercato di brixton, coloratissimo e vivace, e pensare che qui è nato David Bowie, e comprare per pranzo un dubbio fagottino ripieno di non si sa che, anzi due, uno di un tipo e l’altro di un altro, ma che hanno entrambi lo stesso sapore.

Perché mi piace vedere la city dall’alto, e prendere la cable car della emirates air line e vedere un aereo decollare proprio lì sotto, dal london city airport, e scattare mille foto nei  tre minuti di gita per tresterlineeventi, un furto che vale la pena, ma solo perché c’ho la travelcard, altrimenti pago quattrosterlinee trenta e salto la cena.

Perché mi piace la seconda sorpresa, preceduta dalla cena tailandese, in terza fila per vedere i piedi di un flamenco man mescolarsi con il ritmo africano, e le braccia di un nero, che più nero non si può, fondersi nel suono spagnolo.

Perché mi piace il caos che crea Massimo quando sta per partire e il modo bizzarro in cui prepara la valigia, col pensiero fisso al peso finale, ma una bilancia non ce l’ha, un po’ per evitar di sapere il proprio peso, un po’ perché con british airways non ha il problema del bagaglio, e così la valigia resta mezzo vuota, pronta per essere riempita di pasta, caffè e altre italiche leccornie che al ritorno stiperà nei già strapieni armadietti della cucina, e anche un po’ nell’incasinatissimo frigo, eroica impresa.

Perché mi piace la tube, e tutta la gente che l’affolla, la tipa col bicchiere di starbucks dal quale penzola l’etichetta della bustina del tè, la checca sfrenata che non fa altro che toccarsi il ciuffo guardando il proprio riflesso sul vetro di fronte, le ragazze vestite di tulle e i già citati infradito, e quelli che dormono, quelli che leggono ebooks, quelli che ascoltano musica penzolante dalle orecchie, quelli che trascinano borse della spesa o ventiquattrore, quelli che se non ti sposti sulla scala mobile ti trascinano a prendere il loro treno, che se devi andare a soho e ti trovi a notting hill la prossima volta vedi come tieni la destra.

Perché mi piace fare un saltino a camden, e strafogarmi di un sushi da delirio, e cedere dopo 3 giri e mezzo,  non per mancanza di volontà, ma perché l’ora corre e il pullman se ne va.

Perché,  anche se penso che domani avrò mal di schiena perchè non ho più vent’anni, mi piace passare la notte a stansted, e non dormire una cippa, così domani avrò anche mal di testa, e ogni tanto, per sgranchirmi,  vagare in mezzo ai sacchi a pelo di chi invece riesce a dormire sul quel pavimento, io non ce la fo, giuro, dormo appena metto il mio culo sul sedile dell’aereo, macchè, trentasei ore senza dormire, e poi magari mi lamento delle rughe.

Ma le rughe tornano solo quando sono qui. Quando sono là ho 19 anni e le rughe, queste sconosciute.