mai smettere.

Il festival di Sanremo non è certo mai stato nell’elenco dei miei programmi tivù preferiti. Soprattutto da quando dura una eterna settimana, e se anche ti venisse mai l’ispirazione di veder qualcosa di diverso ti passa subito, visto che il resto si adatta al fatto che intanto il festival è molto seguito, il nazional-popolare per eccellenza.  Per cui se non lo guardi ti fotti, che tutto quel che ti propongono in alternativa è una schifezza; e allora prendo la porta e me ne vado, oppure, meglio, mi immergo in un libro.  Nel passato ho guardato a macchie di leopardo solo qualche serata con ospiti interessanti, e a pezzi l’edizione di Fazio, perché trovo geniale lui.  Quindi ho buttato l’occhio qua e là anche in questa edizione, visto il suo ritorno, e mi son trovata a vedere pezzi piuttosto interessanti.

Parliamo della Litti. Il monologo sulle donne vittime di violenza domestica non è certo nuovo. L’avevo sentito in una puntata delle tre di Quello che non ho, trasmesso dalle nostre OGR. Questa volta però è entrato nelle case di quelli che forse non hanno visto un programma serio e noioso: il festival di Sanremo entra nelle case dei più, intrattenimento che aspira, apparentemente, a tener compagnia senza troppi pensieri, a rendere lieve il momento serale. Quello in cui si sta, dopo la faticosa giornata lavorativa, seduti sul divano, con il proprio compagno o marito, figli, magari il cane sui piedi, il gatto in grembo.

Ho provato ad immaginare la scena.

Seduti sul divano, con la sola luce dello schermo, i piedi sul tavolino di fronte al divano, e la Litti comincia a parlare. Una bella tiritera sugli uomini che non san dire ti amo, che son pieni di difetti enormi ai nostri occhi, dai barattoli lasciati aperti ai peli nello scarico della doccia, e noi che li amiamo lo stesso senza paura di dirlo, noi (qui arriva un ragionamento personale, ma sarà un altro post, forse).

E poi, come sa far lei, bravissima, a bomba piomba sull’argomento.

Un uomo che ti mena è uno stronzo.

Lui cosa penserà? Ma lo sa che sta parlando di lui, che per ogni minchiata che considera la più grave delle mancanze fa volare una manata sulla faccia di sua moglie?

Ma no. Io ho ragione. Mica è sbagliato, se lei fa le cose per bene non succede niente. Lei invece sembra che faccia di tutto per farmi incazzare. Non ne azzecca una. Tutti i santi giorni le stesse cose, non imparerà mai. Eppure con tutti gli sforzi che faccio, non migliorerà mai. Qualche volta le vuole proprio, me le fa uscire dalle mani, e poi piagnucola, ma invece di lagnarsi potrebbe evitare di far sempre cazzate. Mica è colpa mia, è colpa sua. Anche con il bambino, viene su una pappamolle. Se non ci fossi io in questa casa a sistemare le cose chissà che fine faremmo. Devo tenere tutto sotto controllo, perché lei non è in grado di fare niente, le ho fatto anche  smettere di lavorare così può finalmente badare alla famiglia come si deve, ma non funziona niente lo stesso.  Mi tocca incazzarmi tutte le sere, c’è sempre qualcosa che non va, ma neanche le botte servono, è sempre peggio, non sa più neanche cucinare, si lamenta dei soldi, ma è lei che non sa farli bastare, quello che le do è abbastanza per tutto, non può spaccare la minchia per ogni sciocchezza. È una schifosa, mi ha rovinato la vita, ma la sistemo io per le feste. Se le cerca, questa è la verità.

E lei?

Non ce la faccio. Non riesco a mettermi nei panni di una donna che se le prende da un uomo. Non riesco a capire come non sia possibile ribellarsi da una situazione di violenza domestica, non riesco ad immaginare i suoi pensieri, forse la paura, sì, e allora penso che quella è la più forte, insieme all’impotenza, all’incapacità di pensarsi capace di vivere senza quella bestia a casa e nel letto. Penso che il filo psicologico che tiene una donna chiusa in quelle mura sia spinato, elettrico, velenoso. Quello che temo però è che lei stessa lo difenda, in qualche assurdo modo, che pensi anche lei che le cose che accadono nella loro casa e nella loro vita siano dipendenti da lei stessa, che la causa sia lei, le sciocchezze che fa, e che lui ha ragione ad arrabbiarsi tanto, ma  in fondo in fondo sa che lui le vuole bene, la ama, e che qualche volta glielo dimostra chiaramente.

Ecco, mentre sentivo la Litti fare il suo monologo, così brava a passare dalle più divertenti minchiate, che son sempre tanto vere, alle cose serie, che son cose semplici, eh, normali, da persona comune,  la maggior parte delle volte le sento dire ciò che io dico tutti i giorni,  non ho potuto non pensare a questa scena casalinga. Eppure son cose banali, no?, noi persone sane le pensiamo normalmente, siamo tutti coscienti di quanta verità ci sia in quelle parole. Ma bisogna ripeterle, ripeterle, e ancora ripeterle, farle entrare nelle case, distribuirle tra le pareti di quelle case ed esistenze buie, e arrivare nel profondo di queste donne, far loro sentire che c’è un mondo là fuori, un mondo lontano da quell’animale che succhia loro l’anima, la vita, l’esistenza. E ancora ripeterle.

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