Cara Agenzia

delle Entrate, è difficile spiegare a parole l’emozione intensa che ho provato trovando la tua ultima lettera nella buchetta. Anche se non è passato molto tempo dall’ultima volta che mi hai scritto, ritrovarti è sempre un groviglio tale di sensazioni per le quali nessuna parola trova la giusta collocazione. Sono felice di sapere che ti preoccupi tanto di me. Io sto bene, è finalmente arrivata l’estate, ho tolto i piumoni e acceso il ventilatore, e tutto l’intero creato sembra in questo periodo essermi veramente amico. Anche tu, lo sento, che con questa dovizia di attenzione  chiedi delle cose su di me, cercando di capire meglio anche tra le cose non dette.
La tua preoccupazione dimostra profondamente quanto tieni a me: mi dici che se voglio posso non tenere conto della tua lettera, ma mi consigli con parole dolci ed educate  di fare molta attenzione alle scelte che farò. Insomma, una vera amica, di quelle che ascoltano, senza chiedere mai. Mi ricorda vagamente una vecchia pubblicità, ma questa è un’altra roba. Comunque.
Leggo con interesse che hai ripensato ai cari vecchi tempi, al mitico e felice anno 2011, del quale ti ho raccontato con la mia lettera del 2012, e che hai notato, come ogni amica attenta, alcune cose strane sul mio conto.
In effetti osservi che in quel felice anno probabilmente ho vissuto al di sopra delle mie possibilità.
Da attenta quale sei, ti sei accorta che ho pagato i contributi previdenziali, e che apparentemente non avrei dovuto essere in grado di sostenere quella spesa. Ma sai, l’amico inps, è mio amico, sì, ma non troppo veramente. Se non avessi versato i contributi mi avrebbe scritto anche lui una bella letterina, di quelle che si chiamano amichevolmente “bonarie”, ma alla fine della fiera devo dire che preferivo non ricevere le sue lettere, perchè la nostra amicizia non è poi così profonda,  nonostante sia una venticinquina d’anni che lo conosco; lui mi fa amica, ma poi in definitiva si occuperà veramente di me solo fra 258 anni. Forse. Quindi sì, è vero, lo ammetto. Ho versato i contributi previdenziali, cosa che nella tua lettera odierna segnali come incompatibile con le notizie che ti avevo comunicato.
E poi mi fai osservare giustamente che altre cose sono incompatibili con  le stesse notizie: i movimenti finanziari verso l’estero. Non avendo  conti in paesi esteri ho dovuto centrifugarmi non poco per cercare di capire a cosa ti riferissi.  Guarda, non ci pensavo più da tempo, in definitiva son passati due anni. La tua lettera mi ha fatto tornare alla memoria tutti i bei momenti che nell’anno 2011 ho passato.
Hai ragione: ho ricordato di essere andata a Parigi, un weekend con mia mamma, approfittando di due biglietti aerei omaggiati. Certo, ho però soggiornato in un b&b, un po’ periferico, ma non distante dalla metro, per non massacrare la mia compagna di viaggio, e quella transazione l’ho sicuramente effettuata. Ho mangiato forse una crepes,  o una omelette, qualche croissant. E ho comprato una boule de neige per la figlia di amici, che la signora delle pulizie aveva recentemente rotto, e io tornavo giusto giusto utile per rimpiazzare l’amato oggetto.
E poi le vacanze: in effetti il 18 agosto sono volata a Berlino, dove una coppia di simpatici amici mi hanno accolta e trasportata con il loro camper come zavorra in diverse città tedesche per un totale di 10 giorni. Probabilmente ho fatto qualche acquisto, tipo maglietta con il simbolo del semaforo berlinese per mio figlio, qualche bradwurst qua e là, qualche birretta, un tot di musei tra  Sassonia e  Baviera,  forse ho addirittura pagato qualche campeggio, anche se non ne abbiamo frequentati molti, visto che abbiamo soprattutto utilizzato aree di sosta per camper. Ho potuto constatare che di tedesco non ricordo più una pippa, se mai avevo imparato qualcosa durante gli allegri anni della scuola superiore, ma questa è un’altra storia e la mia ignoranza del tedesco comunque  non ha generato alcuna spesa.
Devo dire che forse la vacanza in Germania è stata veramente al di sopra delle mie possibilità economiche.  Ma sai, nel 2011, a maggio, mi è stato tolto un tumore al seno, e approfittando del risparmio che ho avuto non dovendo andare dal parrucchiere per tanto tempo, visto che ero totalmente pelata per effetto della chemioterapia alla quale sono stata sottoposta, ho pensato, evidentemente sbagliando, di poter sostenere quella spesa.
Ancora ripensando al meraviglioso 2011, mi è  venuto in mente che ho fatto parecchie volte la spesa a Carrefour e Auchan, che in effetti hanno un suono un po’ francese, anche se il francese io non lo so, come il tedesco quindi,  e forse potrebbero essere questi i movimenti finanziari verso l’estero che tanto ti danno da pensare.  Devo ammettere che le spese sostenute in queste occasioni potrebbero essere di gran lunga maggiori delle spese sostenute in Germania durante la già citata vacanza.
Insomma tesoro caro, oltre ad aver avuto il piacere di leggerti, ho avuto modo di ripercorrere quel periodo molto felice della mia vita, che giuro, non vedevo l’ora di ripensare così intensamente.
Vorrei invitarti a non darti tanta pena per me, so che hai un sacco di cose e persone alle quali pensare e far sentire la tua amata presenza, e quindi se vorrai non scrivermi più, capirò, e comunque non penserò male di te. Ma so già che la stima e l’amicizia che provi per me tra qualche tempo si paleserà nuovamente nella mia buca delle lettere.
Tra amici una bella chiusura sarebbe love & kisses, ma non so se posso permettermi. Mi limiterò.

tua Gentile contribuente LZ