ex.

Siamo sempre ex qualcosa. Nel senso: le cose finiscono, erano e non sono più.

Siamo ex bambini. Applichiamo, da adulti, tutti quei filtri che non ci consentono  di fare le cose che da piccoli erano così normali. Eppure sarebbe tanto liberatorio poter:

disegnare coi pennarelli sui muri bianchi  delle nostre case; saltare nelle pozzanghere; dire tranquillamente non ti faccio più amico a quelli che ci stanno sul culo, fregandocene anche se è il nostro capo; mangiare con le mani; piangere senza ritegno quando ne abbiamo voglia, anche se intorno c’è un casino di gente; metterci le dita nel naso; sistemarci le mutande che ci danno fastidio in mezzo alla strada; ………………..

Siano ex studenti. Chiusi i libri, quel periodo  è definitivamente sepolto, spesso anche con grande sollievo. Eppure ricordiamo per sempre quello spezzone di vita con  nostalgia:

i blocchi delle lezioni per protesta, e i picchetti,  le assemblee e le chitarre suonate; i libri mangiati e i dischi scambiati; gli amici, la vera famiglia; le serate da risso; i professori di lettere, con quella capacità di farti innamorare della letteratura; il prof d’inglese, a handsome man, affascinante e coltissimo; anche la prof di tedesco, con tutti quei quattro che faceva volare; ……………………….

Siamo ex dipendenti di una qualche azienda. Non come i nostri padri che hanno lavorato per la stessa ditta tutta la vita. Eppure cambiare ci ha fatto bene:

ci siamo messi  alla prova su molteplici fronti; abbiamo conosciuto persone che avevano molto da insegnare; abbiamo conosciuto persone dalle quali non c’era nulla da imparare; abbiamo accettato, in certi momenti della vita, il più sgalfo dei lavori, perché non c’era altra  scelta; abbiamo rifiutato, se è stato possibile, un’offerta, perché non si era in svendita; ci si è resi conto che la steno/dattilografia avevamo proprio ragione a considerarla una boiata; ………………..

Siamo ex fidanzati. Chiudiamo una storia, se ne apre un’altra. Eppure ogni tanto ci ripensiamo:

quando spuntano  foto da cassetti dal fondo infinito; quando viene fuori dall’armadio qualche maglia che si indossava in certi momenti; quando si spolvera la libreria, e si rivede il dorso di qualche libro di cui si è discusso una notte, per ore, ore ed ore; quando si chiude sbattendo una porta e ci si ricorda perché la si è chiusa, sbattendola, quella volta là; quando ancora ci si chiede il perché, sapendo di non trovare risposte, mai, ma solo assordanti silenzi; …………………..

Siamo ex mogli o mariti: si chiude una storia, ma non sempre se ne apre un’altra. Eppure quel pezzo lì ci ha profondamente costruito:

abbiamo capito che il progetto di vita che pensavamo a 20 anni andava un tantino rivisto; abbiamo capito che bisogna crescere un po’ più da soli per poter stare bene tra quattro mura con un’altra persona; che la simbiosi che ci fa tanto star bene ad un certo punto diventa un’arma a doppio taglio, e recuperare la propria individualità può risultare molto difficile;……………………..

Sono stata ex, ed ancora lo sarò, chissà quante altre volte, moglie a parte, quello basta una volta. Essere ex vuol dire rinnovarsi, diventando ogni volta qualcosa di diverso. È stimolante e permette di rimettersi in gioco. L’importante è che non sia un gioco con i dadi: voglio decidere io le mosse da fare, mica percorro caselle a muzzo, eh!

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