a me piace quello dei teli bianchi.

C’era una volta una città infestata dai ratti. Grossi, brutti, sfrecciavano a destra e a manca passando tra le gambe di bambini e adulti, infilandosi nelle case, nascondendosi sotto ai letti, occupando cantine e solai, arrampicandosi su tende, entrando in frigoriferi, svuotando dispense, mordendo libri, lasciando escrementi tra le lenzuola. Gli abitanti non ne potevano proprio più. Andavano ogni giorno a protestare dal sindaco, chiedendo a gran voce che si trovasse una soluzione. Ma anche il sindaco non sapeva che pesci pigliare.  Un bel giorno arrivò un pifferaio proponendo una soluzione, promettendo di liberare finalmente la città, una volta per tutte, e per sempre, dagli ospiti indesiderati. Venne quindi assoldato per disinfestare la città, oramai allo stremo delle forze. Gli venne promessa una somma interessante per liberare la città dalla piaga dei ratti e il pifferaio accettò. Suonando il suo magico piffero incantò i topi, che sbucarono curiosi da ogni anfratto. Centinaia e centinaia di grossi ratti lo seguirono tutti insieme, compatti, ammaliati da questo personaggio e dal suono affascinante del suo strumento. Lo seguirono per le strade della città, e continuarono a seguirlo fino alle sponde del fiume, dove il pifferaio entrò, immergendosi nelle fredde acque senza mai smettere di suonare. I ratti entrarono ignari nel fiume, senza rendersi conto di quale sarebbe stata la loro sorte, soggiogati totalmente dalle note che il piffero disperdeva intorno a loro, e annegarono tutti. La città era finalmente libera. Libera di vivere una vita normale, i bambini a giocare per strada e gli adulti a fare shopping, andare al cinema, a teatro e a passeggiare  sui prati.  Il pifferaio presentò quindi il conto per i suoi servigi, non ci è dato di sapere se emise regolare fattura oppure no, ma il sindaco si rifiutò di pagare la parcella. Il pifferaio imbracciò di nuovo il suo magico piffero, e incominciò a suonare una melodia, bella, bellissima, incantevole, questa volta ammaliando i bambini, che sbucarono fuori da ogni casa e ogni cortile, dimenticando la tivù accesa sul loro cartone animato preferito e il libro di scuola aperto, e lo seguirono, felici, stregati dalle note del piffero, lo seguirono fino ad arrivare ad  una caverna dove il pifferaio li imprigionò, vendetta delle vendette.

Non si sa come finì la fiaba. Qualche versione dice che i bambini morirono tutti, perché nessuno riuscì a liberarli. Un’altra versione però racconta di un bambino che rimase indietro, forse qualche giorno prima era caduto dalla bicicletta e aveva male ad un ginocchio, chissà, e riuscì a far liberare i compagni di gioco.

Anche del pifferaio non si sa nulla. Non si sa da dove arrivasse: forse faceva il comico, prima, il comico incazzato. E non si sa dove sia andato dopo. Forse si è allontanato su una jaguar, pronto ad organizzare il prossimo assolo per piffero. Chissà chi incanterà.

Eppure tutti seguiamo un pifferaio. A me piace il pifferaio che mi lascia pensare, e scegliere con la mia testa. Che mi permette di dire la mia, di dissentire o di essere d’accordo, che non mi obbliga alle scelte di massa, che non mi fa il lavaggio del cervello con slogan fatti di parole inutili, che propone e ascolta, che non manovra e non intimidisce.

A me piace quello dei teli bianchi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...