ciao.

Mi guarda dall’alto in basso, dall’altissimo direi. Negli ultimi mesi non avevo più avuto occasione di servirlo: quando incominciano a fare le superiori pare non abbiano più bisogno di quaderni e penne, manco scrivessero col sangue direttamente sul banco. Ordinano giusto i libri scolastici introvabili nell’usato, e mandano i genitori a compiere tale complicatissima e faticosa azione, affidando loro un francobollo di carta  con su scritto titolo, autore, casa editrice e codice isbn, composto da 13 cifre: il tutto concentrato in 9 cm quadrati di carta. Mi son fatta l’idea che debba essere estremamente poco virile andare in cartoleria, che non appena il testosterone dice la sua non li si vede più. Anyway, stavolta evidentemente ha deciso che si occupava di persona personalmente di questa commissione, e dopo mesi, appunto, entra un mio clientino storico, che clientino non è più. Altoalto&seccosecco, fatto tipo a manico di scopa; a manico di scopa era anche prima, una scopetta direi, ma adesso. Io  non sono esattamente una vatussa, per cui il suo circa metro e ottanta mi sembra già abbastanza. Chiede quel che gli serve con una voce maschia, ma fino ad un certo punto, diciamo che c’è ancora qualcosa in evoluzione, e, sorpresa delle sorprese mi dà del lei. L’educato lei, quello che è normale, ma che mi stupisce un po’, visto che il giovine in questione mai e poi mai mi aveva detto per favore mi dà, quanto le devo, buonasera. Sono stupita. Ed è strano stupirsi, perché dare del lei è normale, giusto, educato. Ad un certo punto bisogna impararlo, passare dal ciao maestra al buongiorno prof. Prof, eh, proprio prof, non puntato, televisione insegna.  È che i miei bambini li ho visti proprio crescere. Questi poi, che abitano in zona, sono svegli e simpatici, girano da soli, e la cartoleria è uno dei posti che frequentano anche in autonomia, dove sono protagonisti, perché si parla di loro, si lavora con loro. Mi fanno impazzire perché chiedono il regalo da fare all’amica, all’amico, alle maestre, alle mamme (poco ai papà), e arrivano con un eurino, magari due, e bisogna star dentro alla cifra ma essere anche soddisfatti. Insomma, per due euro io son capace di impegnare mezz’ora del mio tempo, girare per tutti gli scaffali, tirare fuori venti cose,  e fare anche il pacchettino regalo, perché un dono vuole la sua soddisfazione, e il mio clientino pure. E quando se ne va mi dice ciao, ma solo se sta intorno al metro e mezzo.

Invece questo. Resto stupita, e mentre esce incrocia con lo sguardo la mia sorella socia, e le stacca un bel ciao.

Lei, ovviamente, non manca di sottolineare: eh eh, a me ha detto ciao: si è accorto che sei più vecchia.

Stronza.

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