sfoglio.

 

Metti una giornata di pioggia, battente, infinita, noiosa come tutte le piogge. Metti nessuna voglia di infilarsi gli anfibi per uscire. Metti zero voglia di vedere gente, parlare con qualcuno e che il silenzio è quel che fa per te. Metti un progetto che prende pian piano forma e prevede che si debba fare qualche ricerca. Metti che la ricerca in questione si svolga girando pagine di libri. Vualà. La mia domenica.

Sfoglio libri e mi distraggo continuamente. Li tocco, li guardo, rileggo brani, cerco pezzi che ricordo mi avevano colpito. Poi mi viene in mente un altro libro, lo cerco, e risistemo parte della libreria. È come quando cerco sul dizionario qualcosa: mi si inchioda il criceto, subito qualche termine mi colpisce, leggo, e poi ne trovo un altro, e via così, e poi, spesso, non ricordo più cosa stavo cercando inizialmente. Anche you tube, una rovina. Guardi una roba, poi te ne propone un’altra, e mica vorrai non guardarla, e poi un’altra ancora, e si installa un meccanismo che non si può più bloccare. Peccato che non succeda per esempio quando metto la maionese nel frigo: non diventa certo l’occasione per metterlo in ordine. Che poi il mio frigo spesso è abbastanza vuoto, non esiste il problema dello spazio e della combinazione migliore per riporre le cose, basta lasciarle lì, il primo scaffale va bene, certo non è il frigorifero inglese del mio amico folle compratore di qualunque tipo di verdura, marmellata, salsa introvabile, barattoli ammucchiati e incastrati uno sull’altro, e sposta un vasetto di qua e schiaccia la frutta di là, imbosca l’avanzo della lasagna e allinea mille bottigliette di vino misura da volo, vino di ogni nazionalità, di ogni colore, spagnolo, argentino, italiano, greco, e se è andato in Grecia feta e olive, e se è andato a Helsinki salmone e mirtilli, e se è passato per Bologna parmigiano e prosciutti, mille contenitori creano sculture di varia foggia, impilate in improbabile equilibrio e il frigo grida pietà, e se cerchi qualcosa devi diventare un po’ archeologo, tipo un intraprendente Indiana Jones e dire, lì, dove c’è la X c’è il tesoro.

Bon, torniamo ai libri sfogliati, che la digressione già ha occupato abbastanza spazio, e poi faccio casino nel discorso, che c’ho una certa e mi dimentico quel che sto dicendo.

Dicevo che risfogliare un libro già letto è percorrere una strada già fatta, e ripercorro strade già viste anche nelle occasioni in cui, due volte l’anno, decido di impegnare una bella giornata di 10 ore per spolverarli ben bene, quando mi incazzo nera perché mi tornano in mente tutti i libri che non ho più, prestati a non mi ricordo più chi.

Penso che certi libri arrivino nelle nostre mani per qualche ragione, non per caso. E nelle giornate così, e la pioggia non c’entra, toccarli, sfiorarne il dorso, sfogliarli, fa ripercorrere pezzi della propria vita, riportando alla memoria il momento in cui lo si leggeva, ripercorrendo situazioni e sensazioni, e in qualche modo i momenti, anche se andati, riprendono vita, corpo, forma, odore, colore. È come rivedere un vecchio amante, che, anche se la storia è finita, ha occupato un gran posto dentro di noi, e si sa che quel posto resterà lì, per sempre, intoccato, nel bene e nel male.

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