ragne e bandane

Sono settimane ormai che condividiamo la nostra quotidianità con un amico invisibile. Da quest’estate per la precisione. Tornate dalle ferie si fa come tutte le brave massaie, di Voghera e di ogni parte d’Italia: armate di ramazza e straccio si pulisce ovunque, in previsione di un periodo di lavoro quasi senza orari, croce e delizia delle cartolaie: settembre.  Sulla porta d’ingresso, all’esterno, c’è la creazione perfetta di una ragnatela bellissima, che, sì, reclama la nostra ammirazione, ma che, no, non possiamo proprio lasciare lì. E quindi via; il ragno è assente, forse non si è accorto del misfatto, magari trasloca. Di far fuori anche il ragno non ci viene neanche per un attimo l’idea – si accompagna educatamente alla porta ogni creatura volatile, insetti, lucertole, ecc. Abbiamo anche salvato un topo da un kg, entrato in negozio per riposarsi dalla lunga passeggiata sulla reale via,  un paio d’anni fa, dopo un pomeriggio passato a cercare di stanarlo senza fargli del male. Per il fastidio che dà il ragnetto, che stia lì, non sia mai che gli si impedisca di portare guadagno, che in questo senso pure ai ragni ci stiamo attaccando. Eliminiamo solo la ragnatela.

Il giorno dopo è di nuovo lì, perfetta, con tutti i suoi filini messi nei posti giusti, identica alla precedente.  Temerariamente abbiamo provato a convincere l’amico a trovarsi un’altra casa, e giù un’altra spazzolata. Niente, è più temerario di noi: ricostruisce e ricostruisce. Si è anche reso visibile, un giorno: non troppo piccolo, non troppo grosso, un ragnetto normale; magari ha capito che ‘sta storia del portare guadagno non è che ci farebbe proprio schifo, e di cambiare casa non ha  voglia. La sua casa è questa e continua a ribadirlo ricostruendo la sua meraviglia d’architettura. Ci siamo arrese, ovviamente. La ragnatela non la togliamo più, ci tiene compagnia, anzi, la teniamo d’occhio, per capire se il ragno sta bene. Sono un po’ preoccupata per la sua salute durante l’inverno, ma google mi ha rassicurata ( via, fai partire una musica tipo pieroangela, che ci sta tutta): ho scoperto che resistono al freddo tramite una specie di letargo, con la riduzione del metabolismo; che non hanno quasi bisogno di mangiare nei mesi freddi;  che vivono anche per circa due anni; che in primavera scaricano uova a gogò. Mi sono limitata a banali informazioni, ma faccio sempre in tempo ad approfondire con wikipedia., il giorno che decido di metter su un allevamento.

Secondo me è una ragna. Una tosta, temeraria, intelligente ragna, che se ne fotte delle avversità, che se ne frega di essere ladylike, che va nello spazio lasciando a terra gli idioti dei commenti sessisti, che ricostruisce sempre, e comunque.  Una guerriera, come la tipa alla quale avevano annunciato un tumore, e che se ne è andata a spasso nel periodo più di merda della sua vita in compagnia di bandane colorate di tutti i colori a coprire la testa pelata.

La  invidio un po’,  la mia amica ragna. Ha un qualcosa che mi piace.

Forse nei periodi pesanti può diventare fonte d’ispirazione, esempio positivo, e in più, se non si tolgono le ragnatele, beh, un lavoro in meno, visto che non ho tutta questa passione per i lavori domestici. Sì sì, ho deciso che mi piace la ragna.

Come mi piacciono le mie bandane. Ma la guerriera, la guerriera dov’è.

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