Io vivo sempre insieme ai miei capelli

Qualche giorno fa torno a casa e tolgo il quintale di carta che spunta dalla buca delle lettere, sperando che tra i vari volantini di supermercati non ci sia anche qualche meravigliosa comunicazione, che ne so, per esempio di equitalia. Scampato pericolo. Salta fuori invece una rivista, incelofanata, Victoria si chiama, e penso forse hanno sbagliato buca. No no, dice gentile l.z., sono io non c’è dubbio. Non è una roba da cartolaia e nella luce gialla delle scale la scruto per capire se arriva da qualche improbabile abbonamento a non so che cosa, quelle robe che ogni tanto mi capita di fare, non so neanche io perché. In copertina una bella signora: capelli ricci fluidi, sorriso vivace, giacchetta gialla, occhiali nelle mani, giro di perle bon ton. Campeggia in alto la scritta Vietata ai minori di anni 50. Aaaaahhhhh!!! Che meraviglia! Qualcuno da qualche parte ci tiene d’occhio!

Mi è tornato in mente che questa cosa succedeva già quando nacque il mio simpatico coinquilino, la vivace creatura che oggi ha 24 anni.

La buca delle lettere allora sbordava di riviste tipo: 

  • Dal latte materno alla costina di maiale in 15 mosse: il divezzamento in chiave moderna;
  • Guida pratica alle pratiche di addormentamento veloce del lattante: usare il gas o il martello di gomma?;
  • Ginnastica per le neo mamme: esercizi per l’annientamento della forza di gravità che si abbatterà ineluttabilmente sulle vostre tette al termine dell’allattamento.

Ecco, agli esperti di data base non sfugge niente. In fondo non è neanche tanto difficile. Tutti i nati nel ’65 quest’anno han fatto i 50 fatidici. Geniale.

Se tutto va come deve andare, fra una 15ina d’anni mi aspetto riviste di approfondimento su pannoloni, strutture montascale, e qualche articolo di moda estrema sugli ultimi modelli di bastoni da passeggio abbinati a fantastiche scarpe ortopediche.

Torniamo alla rivista di oggi. Articoli evidenziati in copertina: Cristina Parodi 50 anni e sono felice!, Tina Turner quanta energia ha!, stile: tutti ruggenti gli anni della moda. All’interno altri articoli, tipo: come cambia l’ammore dopo la “certa età”, come cambia la pelle ad una “certa età”, shopping all’insegna del vintage (modo gentile per dire “certa età”). E l’immancabile articolo a doppia pagina per parlare dell’argomento principe: i capelli. Che, poveri, non sono più quelli di una volta, li abbiamo ammazzati di tagli, permanenti, colori e bla bla bla.

Ora: ho fatto nella mia vita colpi di sole e meches a nausea, arancioni alla Cindy Lauper, viola violetto violissimo e fucsia, nero, rosso menopausa in periodi di piena fertilità, biondo platino, argento, bianco impossibile (colori normali mai, eh) ; ho fatto la permanente (una volta e mai più), carrè, sfumature, fatti crescere -mai troppo-, rasati spessissimo, ho messo per un pezzo un topo morto in luogo di un ciuffo lungo che non avevo; sono stata pelata, mio malgrado, e al posto dei capelli avevo bandane dai mille colori. Insomma, diciamo che ho fatto le mie discrete esperienze.

Adesso ho tagliato tutto e sfoggio i miei grigi con vanità. Corti corti, con un ciuffo più chiaro in primo piano. Li trovo fighissimi.

E qual è il colore di moda quest’anno?

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Cornovaglia in my mind

Il cielo in Cornovaglia cambia ad ogni soffio di vento. Le nuvole vanno, vengono, si formano e si dissolvono in un batter d’occhio. In Cornovaglia il vento la fa da padrone, trasporta profumi di fiori, di mare, qualche volta di fish and chips. Ti accoglie, la Cornovaglia, con un abbraccio caldo, anche se le temperature non lo sono quasi mai, ti fa sentire serena, mentre il vento diluisce i pensieri, li alleggerisce e per un po’ li esclude. È dolce la Cornovaglia, ore del tè accompagnate da scones, clotted cream e marmellata di fragole, e ha il sapore forte di cornish pasty che si trovano ad ogni angolo di strada. La Cornovaglia è pioggia, piccola piccola e fredda, che arriva dall’oceano, che smette, che torna, che la notte fa da unica musica sulla piccola tenda dei viaggiatori. E’ raggi di sole improvvisi e vitali, che inondano giardini che profumano di fiori di tutti i colori, e palle di ortensie di dimensioni mai viste. La Cornovaglia è persone semplici ed accoglienti, pescatori in ogni baia, ore passate nel silenzio delle onde che si infrangono lente sulle rocce. È il calore di un pub con le finestre accese,  musiche in sottofondo e parole sussurrate, qualche risata discreta, e sapori nuovi di birre e di sidro. Una vacanza in Cornovaglia dura poco, ma non conta.
La Cornovaglia si ama, e tornare e non vederla più fa male. Però è bello esserci stata anche solo per poco tempo.

Questo inutile post sta in bozza da un bel pezzo. È comunque stato scritto dopo un bel pezzo dal mio ritorno dalla Cornovaglia, e in fondo ci sta, mi assomiglia. Come al solito mi ci va un po’, devo pensarci su, devo lasciar decantare le cose, devo elaborare le emozioni, e capirle.

Perché in fondo questo blog si chiama destination anywhere, ma i viaggi, quelli reali, non c’entrano per nulla. E’ un pretesto per i miei voli pindarici, quelli fantasiosi che piacciono a me, di quelli che non servono a niente, ma che ogni tanto bisogna fare. In fondo faccio le valigie per approdare a luoghi fatti di ricordi ed emozioni, sogni ed aspirazioni. Anywhere, appunto.

Poi si torna però. E poi basta. Si rimettono i piedi per terra, perché si scende sì dall’aereo, ma soprattutto perché si torna al mondo reale, e quindi basta, basta. Basta.

Allora il prossimo post sarà di tutt’altra natura. Già bell’e pronto, argomento assolutamente vero, concreto, attuale. Torniamo nei ranghi, và.