Finisce qui. Ed era ora.

Dunque, visto che con i buoni propositi non ci vado d’accordo da tempo, visto che gli auguri lasciano il tempo che trovano, visto che neanche gli oroscopi ci prendono, comprese le seppur divertenti supercazzole di Rob, questa volta invece di guardare avanti guardiamo indietro. In fondo quest’anno mi sono sparata la fatidica cifra dei cinquanta, sono in menopausa, sfoggio i miei fighissimi capelli grigi e posso permettermi simpaticamente di fare come i vecchi, che non si ricordano la colazione di stamattina, ma ti raccontano per filo e per segno di quando quella volta settant’anni fa. Settant’anni son troppi per me, ma a rimembrare cose di questo favoloso ventiquindici ce la posso fare.

Orbene: ho letto una roba  tipo una quarantina di libri, malcontati, sottotono devo dire rispetto al passato, ma un libro alla settimana non ce la faccio più, solo durante le ferie, in cui la proporzione aumenta a favore della statistica generale; ho fatto una bella esperienza di campagna elettorale, faticosa ma interessante, e con un gruppo di lavoro che mi è piaciuto molto; ho contribuito alla realizzazione di interessanti progetti, e attraverso questi ho conosciuto persone belle che non voglio perdere per strada; ho preso 360 pastigliette magiche, quelle che mi salvano la vita, che dovrei prendere tutti i giorni ma qualche volta la dimentico; ho subìto 2 operazioni e trascorso 4 notti in ospedale, e ho fatto tutta la serie completa dei controlli annuali più qualcuno imprevisto; durante le vacanze ho percorso circa 3500 km, 2400 in volo e un altro migliaio in macchina, seduta a sinistra ma senza il volante; ho preso due volte l’aereo e sei volte il treno; sono andata al cinema forse una ventina di volte -poco- a teatro quattro/cinque –poco-, tre/quattro i concerti –poco-; ho dormito sei ore per notte –pochissimo-, e ho lavorato svariate domeniche; ho visto gesti e baci, parole, domande e risposte mancate; ho vissuto un’innumerevole quantità di cazzate e ho riso fino alle lacrime, e mi sono fatta anche una bella serie di pianti dei miei, mi sono asciugata gli occhi e sono ancora qua; ho parlato qualche volta in inglese, qualche volta in tedesco, qualche volta in aramaico, forse; ho trascorso numerosi momenti con persone delle quali non posso fare a meno, e numerosi momenti di benedetta solitudine; ho cercato di mettere ordine tra le  cose importanti da conservare, ma ho ancora qualche scatola che non so dove riporre; mi è calata la vista in modo sorprendente, cosa molto utile perché impedisce di vedere l’aumento proporzionale delle rughe, santa presbiopia; ho scritto mail e messaggi, e nonostante tutto non penso di aver perso il mio tempo; ho ricevuto consigli inutili e non richiesti da chi non sa neanche allacciarsi le scarpe, e qualche volta riposto speranze in qualcosa di impossibile, tipo far asciugare un accappatoio di spugna in 24h in inverno, ma senza asciugatrice. Insomma, un anno complicato. Fortunatamente finisce qui. Auguri.

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Il regalo che non c’é

Il regalo che non c’è è già bell’impacchettato. Dei soliti miei, sobrio, carta semplice, piccolo nastro, no fronzoli vari. C’è il regalo dell’ultimo momento, quello costruito, quello ordinato, quello ancora da impacchettare dieci minuti prima della consegna. E infine c’è il regalo che non c’é.  Eppure c’è. Questo post è una stupidata, ma non conta, perché sul proprio blog una può scrivere ciò che accidenti vuole, e anche essere criptica e strana, e contorta e distorta, tanto le tre o quattro persone che sono solite leggermi sanno perfettamente che questa è mia caratteristica, e poi non me ne frega proprio niente se quel che scrivo si capisce oppure no. Soprattutto in un post come questo. Questo è solo il post del regalo che non c’è.